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D: CDC Basket-Basket Cannara 48-39

18/01/2014

Al termine della partita incontriamo coach Cristini per la consueta chiacchierata:

- Complimenti coach, sabato sera, anche se  con qualche patema, abbiamo superato anche Cannara. La cosa più bella, vista in campo, che ti è rimasta stasera ? E quella più brutta?
Grazie. La posta in palio era altissima, noi per restare agganciati al vertice, Cannara per tenersi dentro i playoff. Due squadre che amano prima di tutto “aggredire”e le difese hanno avuto il sopravvento. La nostra, in particolare sulla stella Foiano (nostro incubo nel 1^ quarto), è stata da manuale. Pur avendo in mano per lunghi tratti l’inerzia della gara, solo negli ultimi minuti siamo riusciti a dare il break decisivo; merito di un Cannara che, anche se incompleto, non ha mai mollato e di una nostra modesta percentuale al tiro da fuori. Siamo stati però bravi a pazientare e cercare soluzioni offensive più redditizie attraverso una manovra più diligente e corale del solito. Il susseguirsi incessante del ritmo gara porta con se quello stato di “pronti a tutto”caratteristico del giocare “palla su palla” con l’obbligo di dimenticarsi di quello che è successo poco prima, bello o brutto. A fine gara vivi quella che chiamo “sensazione di gara”, fatta di gesti, azioni, sguardi, emozioni; il giorno dopo la rielabori; la componente emotiva diventa pian piano “passato, quella tecnica spunto e analisi per il piano tecnico settimanale.


- Siamo afflitti/reduci da infortuni vari, e questo influenza sicuramente le prestazioni. Fino a che punto il timore di farsi o rifarsi male altera la prestazione in gara ? E che suggerimento si può dare ad un atleta riguardo a questo aspetto ?
Il numero di infortuni è ne più ne meno nella media di un gruppo che svolge attività agonistica di un certo livello durante circa nove mesi. Forse la stagione scorsa siamo stati più bersagliati. Teniamo anche presente che ben sei componenti svolgono anche l’impegnativocampionato Under 19 EliteE’ chiaro che l’atleta infortunato fin tanto che non ha riacquisito la sicurezza dei mezzi atletici ha un approccioin qualche modo cauto con il gesto agonistico. Non penso, anche da ex atleta, che durante la gara il pensiero sia rivolto alla possibilità di ricadere nell’infortunio. Se cosi fosse i casi sono due: o non si è recuperata completamente la funzionalità atletica, o sta venendo meno quello spirito di cui parlavo prima, quel “pronti a tutto”. In entrambi i casi si rischia di sentirsi “estranei” al fatto agonistico e si peggiora la situazione. Non forzo mai gli infortunati a rientri prematuri proprio per il timore di vederli “estranei”, quasi dannosi per sé e per la squadra; solo al momento dell’avvenuto pieno recupero si farà rientro nel programma tecnico – agonistico.

- Il campionato ha appena fatto il giro boa, le prime due partite di ritorno le abbiamo portate a casa ma la prossima settimana abbiamo Todi, capolista insieme a Rieti. È l'occasione per agganciarli in vetta alla classifica. Hai qualche ricetta o particolare consiglio per affrontarlo al meglio, senza ovviamente svelare troppi segreti ?
Prepareremo la gara di Todi con la consueta scrupolosità ed abnegazione. Niente di particolare e di diverso nel programma settimanale. E’ dall’inizio della stagione che vado dicendo che non esistono quest’anno partite più o meno difficili e i risultati del forte livellamento lo stanno a dimostrare. Siamo ben consapevoli del valore della compagine tuderte fatto di una straordinaria continuità di risultati, segno di compattezza tecnica e morale; ma siamo anche consapevoli che i nostri ragazzi ci hanno abituato a vederli giocare “sempre per vincere” e penso che non vorranno smentirci.


- Una ultima cosa coach, hai qualche dritta da dare ai nostri atleti ?
Non voglio dribblare la domanda ma il fatto è che quello che chiedi si svolge quotidianamente in palestra, unico luogo deputato alle cosiddette “dritte”. In realtà è lì che il coach, l’atleta e la squadra si “aprono” e “costruiscono la stagione. Mi viene in mente la vecchia regola del “due” che i maestri del basket usano per descrivere la progressione del lavoro in palestra: al coach servono due minuti per illustrare un gesto tecnico o un fondamentale, all’atleta servono due settimane di continua ripetizione e correzioni per raggiungere una certa padronanza di quel gesto e addirittura due mesi per assimilarlo e adoperarlo con buoni risultati.


Grazie coach, si vediamo sabato prossimo a Todi ...

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